Transizione 1988

la sua opinione a riguardo fu negativa: «l'intervento sarebbe un tra gico errore». Stranamente, nel colloquio, Carrillo non nega la pos sibilità che le potenze socialiste intervengano per salvare una ri voluzione, ed evoca il caso dell'Ungheria nel 1956 («i comunisti venivano appesi ai lampioni e agli alberi di Budapest»). Ma nega che esista un pericolo simile a Praga, caso, questo, che paragona a quello polacco del 1956, ricordando che anche allora la dire zione del PCUS pensò di intervenire contro le minaccie della rea zione cattolica e nazionalista, ma infine desistette confidando in Gomutka. Inoltre, l'URSS era anche responsabile della situazione cecoslovacca, per non aver corretto in tempo la politica di Novot- ny. E infine, l'intervento sarebbe stato visto come qualcosa di in comprensibile, poiché l'URSS si asteneva dal difendere in modo diretto il Vietnam di fronte all'aggressione nordamericana e avreb be invaso, invece, un paese socialista. Sarebbe una catastrofe per i partiti comunisti in Occidente. Per questo se si verifica un inter vento, spiegava Carrillo, «noi ci troveremmo per la prima volta in condizioni di dover evidenziare il nostro disaccorso con l'Unione Sovietica». Tale atteggiamento sarà confermato nel corso di una riunione di dirigenti del PCE svoltasi il 23 luglio 1968 a Parigi, i cui do cumenti sono conservati nell'Archivio del partito. Il ruolo centrale è qui ricoperto da Francisco Anton, che parla come portavoce della delegazione del partito a Praga. A suo parere, «la situazione in Cecoslovacchia è molto diversa da quello che riflette il do cumento dei cinque partiti comunisti del Patto di Varsavia» (ricor diamo alcune date: la riunione di condanna dei cinque a Varsavia è del 14 luglio; il colloquio Zorin-Carrillo del 15 o 16). Per Anton, la situazione cecoslovacca non solo era lontana dall'essere contro rivoluzionaria, ma era persino caratterizzata dal consolidamento al potere del nuovo gruppo dirigente del PCC in un quadro di stabilizzazione politica e di libertà. «Partito e popolo compene trati: in assemblee, in strumenti di diffusione di massa, stampa, radio. Come non accade, peraltro, in altri paesi socialisti». Il pro blema principale proviene dai conservatori, novotrtyani, che ne gano di assumersi la responsabilità dell'arretratezza produttiva del paese. I tentativi di tornare al passato sono stati ostacolati. «Equi librio senza fare tabula rasa del passato». Tale è la linea sostenuta da Dubcek, afferma Anton. Il documento dei cinque gli suscita «preoccupazione», ma evoca la «solidarietà unanime del popolo 200

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