Transizione 1988
con la posizione del partito ceco». Anton confida pienamente in questo: «bisogna rompere con il passato. Passato di arbitrarietà, di metodi amministrativi, che portano alla disintegrazione del partito (...). Bisogna dare fiducia, aiutare, e lasciare che il PCC segua il suo corso. Questa è ,in fondo, la nostra politica». La presa di po sizione fu confermata in seguito da Carrillo, il quale sottolineò che «il nostro partito è favorevole ai cambiamenti in Cecoslovacchia», ma in un contesto dai toni pessimisti a causa della resistenza sovietica, posta in rilevo dalla conversazione avuta con l'amba sciatore Zorin, e visto quanto accaduto con l'iniziativa del P.C. francese». Come è noto dopo la conferenza di Varsavia, il segre tario del PCF, Waldeck Rochet intraprese un'azione mediatrice, con l'intenzione di riunire una conferenza europea dei partiti co munisti in cui si sarebbe tentato di risolvere la divergenza tra Praga e i cinque. La versione che Santiago Carrillo darà dei fatti, nel suo discorso al Comitato Centrale del PCE in settembre, differisce da quella proposta da Waldeck Rochet al CC del PCF, il 20 ottobre. Secondo il dirigente francese, l'iniziativa fallì davanti alla reticenza di entrambe le parti, il PCUS e il PCC. «Noi approviamo l'iniziativa», disse Carrillo, poiché in questo modo sorgeva la possibilità di un dibattito pluralista che intaccava il protagonismo dei partiti di Var savia. L'unica condizione, per il PCE, era che i cecoslovacchi fos sero d'accordo e, secondo il suo discorso, l'unica obiezione posta dal PCC consisteva nel fatto che all'ordine del giorno non fosse citata esplicitamente la Cecoslovacchia «affiché non sembrasse che avremmo formato un tribunale». Furono, secondo Carrillo, i sovietici che mandarono a monte tutto respingendo la confe renza. L'atto formale fu tanto importante quanto il contenuto. Ba sti pensare, secondo quanto riportato nella relazione di Carrillo, che si trattò di un appuntamento fissatogli da Zorin in cui fu letta la lettera del rifiuto sovietico senza consentirgli l'accesso al testo originale, ma permettendogli solo di prender note. («Così sono le lettere — dirà — con noi, con gli italiani, soprattutto a questo pro posito»). Si trattava di cancellare prove scritte. Perciò Carrillo nel suo intervento del 23 luglio contempla un panorama oscuro: «Bi sogna guardarsi da un ottimismo esagerato. Si può verificare un intervento. La nostra posizione nei confronti del documento di Varsavia è di condanna e contraria ad un intervento militare. Ap poggiamo la direzione del partito cecoslovacco». Gli altri inter venti della giornata riveleranno un consenso pervaso da scon 201
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