Transizione 1988

deva, per l'Ungheria, a Jànos Ràdar. Dopo due ore un altro docu mento giustifica l'intervento, ma questa volte non è il PCC né il go verno, bensì «un gruppo di attivisti del partito e dello Stato» che legittima l'intervento. Il 22 giunge l'articolo della Pravda confer mando che si tratta, semplicemente, dell'esecuzione della senten za adottata nel conclave di Varsavia. Per la direzione del PCE non esiste allora il minimo dubbio. L'u nica cosa che resta da fare è adottare la via più efficace per salvare, per quanto possibile, la sorte dei riformatori cecoslovacchi. Il 22 agosto, con il consenso del presidente del partito, Dolores Ibar- ruri, la direzione del PCE si rivolge all'ufficio politico del PCUS per proporre un accordo tra i sovietici e la direzione cecoslovacca co me unica via di uscita. La mediazione avrebbe potuto essere facili tata dalla cooperazione dei vari partiti comunisti: quello francese, quello italiano, quello tedeco, quello finlandese, quello spagnolo. Si trattava di trovare «una formula politica che consolidasse il so cialismo e garantisse l'indipendenza e la sovranità della Cecoslo vacchia». Non ci fu risposta; ci giunse solo la notizia che i detenuti a Praga non erano i possibili controrivoluzionari, ma i dirigenti del PCC. A partire da questo momento tanto le notizie, quanto le stes se informazioni ufficiali sovietiche, confermano le valutazioni e- spresse dalla direzione del PCE: l'intervento è stato un errore to tale. Come risultato, nella riunione svoltasi il 22 agosto tra Carrillo, la Pasionaria, Suslov e Ponomarèv, i termini dello scontro rima sero chiaramente definiti. Per i sovietici si trattava solo della dissi denza di «un piccolo partito». Per Carrillo, era tutta la concezione classica deH'internazionalismo proletario che veniva meno con l'intervento. Rimaneva solo il problema del modo in cui esprimere il dis senso. Da Mosca era impossibile. Carrillo prese l'aereo per Buca rest, da dove trasmetteva Radio Esparia Independente. Uscirono dal colloquio con i dirigenti del PCUS «con il morale a terra». Ci furono tuttavia alcuni tentennamenti sul da farsi fino a quando il 28 agosto la Pirenaica comunicò la chiara condanna dell'inter vento delle truppe del Patto di Varsavia in Cecoslovacchia. Fino all'ultimo momento il PCE attese un accordo conveniente. Per questo la dichiarazione del Comitato Esecutivo del PCE riporta la data del 28 agosto 1968, il giorno seguente la firma del «Protocollo di Mosca», e si presentò come espressione di solidarietà sia nei confronti di quell'accordo, sia verso le prospettive di continuità 203

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