Transizione 1988
— , lasciando già intravedere la divisione del partito che esploderà con il ritorno alla legalità durante la transizione democratica. Ad ogni modo, dopo il Comitato Centrale di settembre, Carrillo dovrà lanciare una campagna di discussione interna per eliminare le reazioni filosovietiche. Per far ciò conterà sull'appoggio inesti mabile derivante dall'atteggiamento assunto da Dolores Ibarruri, il presidente del partito, di fronte all'intervento. Figura legata al l'immagine del comuniSmo che promosse la Terza Internazionale, vincolata all'Unione Sovietica dal legame di sangue risalente alla morte del suo unico figlio Ruben nella difesa di Stalingrado, la Pa- sionaria sembrava il personaggio che a priori avrebbe incarnato ad oltranza, nel partito, la fedeltà nei confornti dell'URSS. Non fu così, ed ella stessa fornì le sue spiegazioni durante il Comitato Centrale riunitosi a settembre, quantunque a determinare il suo at teggiamento fossero entrati in gioco, probabilmente, altri fattori e- motivi. Da un lato, il ricordo di ciò che accadde al XX Congresso del PCUS, quando risultò evidente l'ingiustizia commessa contro tanti antichi membri delle Brigate Internazionali nei processi svoltisi nella fase finale dello stalinismo. D'altro canto, l'opposi zione della veterana comunista si basava sul viscerale rifiuto di ac cettare che truppe tedesche, nonostante la copertura del Patto di Varsavia, avessero partecipato all'invasione di un paese socialista. Secondo Dolores Ibarruri, tornava a ripetersi il dramma di co scienza che si era manifestato con il rapporto Hruscèv, al XX Con gresso, ed ella nuovamente si orientava ad accettare la realtà, per dura che fosse. La condanna dell'invasione acquisiva così un rilie vo straordinario, poiché essa traeva origine dal ruolo centrale svolto dall'unione Sovietica e dall'adesione senza riserve al mitico significato della «patria del socialismo». Se c'è qualcuno che vive, unita o unito, e legata all'Unione Sovietica» dichiarava Dolores ai membri del Comitato Centrale, «quella, senza alcuna esagera zione, credo di essere io». Da quell'adesione nasceva la riluttanza ad accettare l'intervento: «Io sono nata, sono cresciuta e sono maturata politicamente al calore della Rivoluzione di Ottobre, ed ho visto in essa, il cammi no, la mèta, tutto ciò a cui aspiravamo nella nostra condizione di sfruttati, nella nostra vita di miseria, nella nostra vita di privazioni e di sofferenze. .. Tuttavia, c'è stato un momento in cui ho dovuto dire: No! perché credevo si stesse commettendo un errore nel compiere un determinato atto che era in contraddizione con tutto 205
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