Transizione 1988
del suo intervento al Comitato Centrale, espone ai militanti del partito i punti essenziali della sua presa di posizione: «Oggi, un ve ro partito comunista, nazionale e allo stesso tempo internaziona lista, deve avere una propria autonoma fisionomia...» Né in questo momento, né in momenti successivi la direzione del PCE prenderà in esame il contenuto dell'esperienza ceco slovacca. Per giustificare la condanna si baserà esclusivamente sul diritto di ciascun partito comunista ad elaborare la propria linea e sulla legittimità emanata dal XX Congresso, sia per garantire quell'autonomia, sia per criticare le azioni del PCUS; un argo mento aggiuntivo viene fornito anche dalla fiducia espressa nella capacità di controllo della situazione da parte del PCC, ma senza entrare in nessun modo nel merito della questione. Nemmeno le versioni favorevoli al Patto di Varsavia dovevano essere molto elaborate, se escludiamo la rassegna che fa Mundo Obrero dei dibattiti sviluppatisi all'interno del partito durante gli ultimi mesi del 1968. In alcuni si trattava della classica adesione fideista alle posizioni dell'URSS. «La prima reazione dei vecchi compagni — spiega il Comitato di una provincia andalusa — e di alcuni giovani, rifletteva la convinzione secondo cui se la Russia l'aveva fatto andava bene». «Per compagni come noi che si sono formati nel partito coltivando una fede totale nell'URSS — dirà un militante emigrato — , quella fede ci è sempre servita come guida nei momenti difficili». L'URSS — dirà un altro — è stata, è e sarà la ragione della mia vita». Perciò in altri casi, senza analizzare il successo o meno dell'intervento, i dissidenti insistevano sull'op portunità di non scontrarsi in alcun caso con il PCUS. Non ab biamo dati di archivio sul tema, ma tutto sta ad indicare che in mol ti casi solo il patriottismo di partito servì a vincere reticenze ini ziali. Il caso della Cecoslovacchia sarà il primo dei grandi dibattiti teorici che porrà in rilievo la debolezza della cultura politica del PCE. Ad ogni modo, nel dibattito emergeva per la prima volta la questione relativa al contenuto di quel socialismo che i cecoslo vacchi avevano tentato di riformare senza esito. «La lunga e pro fonda discussione — riassumeva Mundo Obrero — ha spinto molti compagni ad affrontare problemi ideologici e politici poco esaminati in precedenza». A favore della direzione del PCE giocò anche, tra il 1968 e il 1970, la scarsa capacità dei militanti che il PCUS mobilitò contro Carrillo. Né Eduardo Garda, né Augustin Gomez possedevano 207
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