Transizione 1988
particolari capacità politiche, e non andavano nemmeno molto d'accordo tra di loro. L'entrata in gioco successiva di Enrique Li- ster, un eroe della guerra spagnola, aggiunse un maggior peso simbolico, ma anche in questo caso l'incapacità prevaleva come tratto dominante del suo agire. Gli ortodossi più intelligenti, come Ignacio Gallego, preferirono aspettare la loro opportunità, proiet tandola nel futuro, approfittando della brevità della revisione ideologica che accompagnava la polemica. Dopotutto il PCE con tinuava a proclamare il ruolo decisivo dell'URSS nella lotta per il socialismo a livello mondiale! Benché con qualche riserva, il PCE firmò il documento approvato alla Conferenza Internazionale dei Partiti Comunisti del 1969. Certo, a breve si sarebbe verificata una decisiva riconciliazione con il partito cinese. Ma non fu una rea zione molto dura, se teniamo in considerazione l'aperto sostegno del PCUS alle attività frazionistiche prima di Garcia-Gomez, e poi di Lister, fino a toccare il culmine con una curiosa manifestazione di militanti spagnoli filosovietici per le strade di Mosca, nel giugno del 1970, che urlavano contro il segretario generale del PCE. Tale belligeranza poteva essere interpretata come reazione di impo tenza sovietica di fronte al fallimento del colloquio bilaterale del 29 aprile 1970, tra Dolores, Carrillo e Gallego, da parte spagnola, e Suslov, Kirilenko e Zagladin per la parte sovietica. Già nel giu gno dell'anno precedente, a causa della Conferenza dei Partiti era fallito un altro contatto unilaterale, presieduto questa volta dallo stesso Breznev, il quale annunciò niente meno che una dichiara zione di guerra contro il PCE da parte di «un partito di quattordici milioni di iscritti e un paese di 250 milioni di abitanti». (Fernando Claudin, Santiago Carrillo, Barcellona, 1983, p. 201). Ma con gli strumenti di intervento politico di cui disponeva, il PCUS poteva indebolire al momento, ma non minacciare seriamente le po sizioni della direzione spagnola. Verso la fine del 1969 Garda e Gomez furono espulsi, molti dei loro sostenitori vennero respinti ai margini e, infine, Lister dovette accontentarsi di dar vita ad un piccolo partito filosovietico, il PCOE, privo d'importanza politica. Furono anni, quelli, in cui non s'indebolì la solidarietà del PCE con i rinnovatori cecoslovacchi. Mundo Obrero interpretò la mor te di Jan Palach come sintomo di una evoluzione negativa della vita cecoslovacca. Il 7 ottobre 1969, il Comitato Esecutivo del PCE riaffermò la posizione assunta l'anno precedente e, infine, il 12 luglio 1970 vide, nell'espulsione di Dubcek dal partito ceco, l'af 208
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