Transizione 1988

fermarsi di una evoluzione politica che aveva logorato il sostegno delle «masse lavoratrici» al socialismo in Cecoslovacchia. La re pressione politica posta in atto dal processo di normalizzazione veniva apertamente denunciata. Di conseguenza, nel maggio del 1971, il Comitato Esecutivo del PCE sigillò la rottura definitiva con il partito di Husàk rifiutando l'invito inoltrato dal PCC, ad assistere al suo congresso con cui si mirava a giustificare la normaliz zazione. Mundo Obrero riprodurrà inoltre il messaggio del PCI che non potè essere letto, in quanto vietato dalla presidenza del Congresso. Tuttavia, la solidarietà con la «primavera di Praga» non si tra dusse in un interesse teorico per il suo contenuto. Bisogna dire che il tema non suscitò nemmeno molte preoccupazioni all'inter no di una Sinistra spagnola molto più preoccupata dal rafforza mento della repressione franchista. Un filosofo e dirigente del PCE, Manuel Sacristàn, pubblicò autonomamente un piccolo libro con una buona scelta di testi, La via checoslovaca al socialismo, che passò quasi inosservato. I canali d'informazione comunista accolsero, invece, quasi religiosamente, La civilización en la encrucijada (Civiltà al bivio)* di Radovan Richta, che tuttavia la sciò sfuocati gli aspetti politici. È anche vero che una casa editrice spagnola molto vicina al partito, pubblicò la versione spagnola di La confessione (La confesión) di Arthur London e che il libro fu oggetto di un caloroso commento da parte di un uomo molto vicino a Carrillo in Nuestra Bandera. Ma ciò che qui interessava era il tema delle deformazioni del socialismo, che il PCE continua va ad interpretare alla luce del XX Congresso. Ciò che invece mutò in modo sostanziale, a causa della crisi cecoslovacca, fu la posizione internazionale del PCE che si spostò dal filosovietismo alla riconciliazione con la Cina, e dalla vici nanza al PCF verso un fronte comune con il Partito Comunista Italiano, simmetrico a quello che — in nome dell'indipendenza nazionale — si verificò con il P.C. romeno di Ceausescu. Nel set tembre del 1970 venne definita, in ogni caso, la priorità delle rela zioni tra i partiti comunisti dell'Europa, segnando l'orientamento di ciò che cinque anni dopo sarà chiamato «Eurocomunismo»: «Svi luppiamo delle relazioni con gli altri partiti comunisti, attribuendo particolare importanza a quelle più strette ed amichevoli con il

* Si v. qui in precedenza la nota a p. 36 (n.d.c.).

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