Transizione 1988

distinguere la zuppa dal pan bagnato. Ma non è che il clima sia cambiato del tutto: il tabù «assurdo e ridicolo» come dice Napoli tano, che impedisce oggi di riconoscere che le idee della «prima vera di Praga» e la perestrojka di Gorbacèv sono come zuppa e pan bagnato, resiste tuttora. «Questo convegno di Bologna», continua peraltro Martelli, «è importante anche per la Sinistra italiana. Che fu divisa da una frattura storica dovuta a un diverso rapporto prima, a divergenti giudizi poi sulle esperienze di paesi dell'Est. E che ora ritrova una valutazione comune». Non dimentichiamo neanche, aggiunge Martelli, che la possi bilità di riformare i regimi comunisti senza che la riforma sfasci tutto il sistema non è per nulla provata: «Nell'ipotesi migliore, è una scommessa», che nessuno è convinto di poter vincere («né in Polonia, dove sono stato di recente, né in questa conferenza- dibattito sulla Cecoslovacchia»). Ma alla Cecoslovacchia la Sinistra italiana ed europea deve — ed ha ferma intenzione di dare — tutto il possibile aiuto. Qualcuno, anche a Bologna, ha raccomandato di non distur bare il manovratore Gorbacèv; di non creargli, oltre a quelli che ha già, altri problemi coi casi di Cecoslovacchia. Ma neanche Gor bacèv, ha ricordato Martelli, ha chiesto di esser lasciato in pace, come nella seconda giornata del convegno di Bologna ha racco mandato ad esempio, Giulietto Chiesa. «Ci ha chiesto — dice Martelli — schiettezza, scambio di esperienze, discussione sulle proposte». Martelli ricorda inoltre che per la Sinistra europea è doveroso agire e premere per fare in modo che l'accordo appena firmato fra la CEE e il Comecon non si risolva in un'occasione di grandi af fari per gl'imprenditori occidentali e di preziose iniezioni di tec nologia per l'URSS: bisogna che l'accordo sia sviluppato con trat tati bilaterali «tagliati» sulla misura delle esigenze dei paesi dell'Est; i quali, a differenza dell'URSS, non possono spendere come mate ria di scambio le materie prime che non hanno. La Sinistra occidentale, conclude Martelli, deve agire per aiu tare i gruppi dirigenti riformisti ad uscire dal pauroso dilemma che rischia di paralizzare ogni evoluzione: rassegnarsi all'immobilità (per evitare contraccolpi) o affrontare la «sovversione».

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