Transizione 1988
Questa scelta va fatta nettamente, contrastando tendenze a un atteggiamento di pura diffidenza, se non di sciocca e irresponsa bile negazione, verso la svolta gorbaCèviana. La strategia di dialogo e di cooperazione tra le due Europe da me richiamata — e illustrata nel Convegno dell'aprile 1988 — non si risolve tuttavia in un sostegno acritico alla politica della nuova leadership sovietica. Di essa è parte integrante l'ancoraggio all'At- to finale di Helsinki, al processo della Conferenza sulla Sicurezza e Cooperazione Europea, al capitolo — che non può essere messo in ombra — dei princìpi e degli impegni relativi ai diritti umani, alle libertà personali e collettive. Questo è il terreno più solido per far avanzare al livello di rapporti tra i due blocchi, al livello di rap porti tra gli Stati, la causa della liberalizzazione e democratiz zazione nei paesi dell'Est; insieme, s'intende, col terreno del disar mo convenzionale, come ha efficacemente rilevato Vittorelli. A proposito di Helsinki, credo si possa dire che Breznev e il gruppo dirigente sovietico dell'epoca sottovalutarono l'impatto che poteva avere — e in effetti ha avuto — una firma di solenne accettazione degli impegni derivanti da quel documento nel 1975. E ora, i governi europei e le forze di Sinistra europee debbono — anche in questo momento, nella fase conclusiva della sessione di Vienna — dare peso e rilievo alla necessità di procedere sulla via di un'effettiva garanzia di rispetto dei princìpi dell'Atto di Helsinki. Non c'è nulla di destabilizzante in questa sollecitazione, in un'azione non propagandistica, ma politica e diplomatica nel quadro della CSCE. Così come non può considerarsi destabiliz zante uno sforzo vólto ad aprire la prospettiva di nuovi rapporti in seno al Patto di Varsavia, di nuovi rapporti tra l'Unione Sovietica e i suoi alleati, tali da riconoscere una crescente autonomia di po sizioni e di iniziativa a ciascun paese, tali da garantire un effettivo rispetto del principio dell'indipendenza nazionale, contro ogni residuo della teoria e della pratica della «sovranità limitata». Non è utopistico pensare — se si andrà avanti sulla via della distensione, del disarmo, della cooperazione tra Est e Ovest — che si possano ristabilire rapporti di collaborazione, non di domi nio da una parte e di subordinazione dall'altra, garantire gli inte ressi di sicurezza dell'unione Sovietica senza che ciò significhi coercizione e negazione di autonomia nei confronti dei paesi del l'Europa orientale. Ma tra la situazione dei paesi dell'Est intollerabile deve essere 218
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