Transizione 1989
poiché — come abbiamo visto — la contraccezione non è ritenuta essere lesiva della salute, allora si deve riconoscere che il pro blema è mal impostato e che l ’ opposizione stessa di malattia/sa- lute non è applicabile ad interventi diretti nel processo riprodut tivo. In questo senso si deve riconoscere che le NTR non sono interventi «terapeutici» (o «medici») nel senso tradizionale del termine. Questo lo si evince anche dalla considerazione che la terapia è tesa a «curare» (o a ristabilire il buon funzionamento di) un corpo determinato che è assunto come il dato di base su cui operare, mentre l ’ intervento diretto (positivo o negativo) nel processo riproduttivo è teso a provocare o a impedire la nascita di quel corpo determinato che costituisce la base stessa dell ’ in tervento terapeutico. Come già abbiamo detto, non è possibile qui approfondire la questione con la necessaria ampiezza, ma vogliamo ricordare un ulteriore difetto dell ’ impostazione in esame: chi parte dal pre supposto che la FA sia «terapeutica», sostiene poi che essa può essere consentita (a certe condizioni) solo se e quando è «tera peutica», e che deve essere sempre vietata quando non è tale. In questo senso quello «prioritario» è un problema medico in quanto si tratta di sapere se e quando la FA può (o deve) essere consi derata una «terapia» 5 . In proposito, tuttavia, si può osservare prima di tutto che l ’ argomento sopra esposto è scorretto, perché a ben vedere se la FA fosse una «terapia» non si vede come ci possano essere dubbi sulla sua liceità, cioè non si capisce in base a quali ragioni si possa pensare di limitare (o addirittura impedire) ad un individuo di ricorrere ad un intervento terapeutico. Dal punto di vista logico, quindi, se la FA fosse una «terapia», essa dovrebbe essere sempre permessa; e se non fosse una «terapia», allora quello relativo alla sua liceità o illiceità resterebbe un pro blema «aperto». In secondo luogo si può osservare che l ’ inade guatezza dell ’ argomento sul piano logico impedisce di vedere la reale portata della FA sul piano pratico: se la FA fosse «terapeu tica», allora interesserebbe solo una parte della popolazione, in quanto sarebbe destinata a rimanere un «rimedio» di una situa zione patologica. Se invece si riconosce che la FA non è un inter vento «terapeutico», allora diventa chiaro che essa è una pratica che interessa tutti, dal momento che non si può escludere la pos sibilità che in futuro quello artificiale diventi il modo comune di procreare. Questo potrebbe capitare soprattutto se la pratica sarà
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