Transizione 1989
sarebbe affatto necessario ricorrere all ’ intervento legislativo, che è «esterno» all ’ ambito giuridico. Ma se i principi di cui siamo alla ricerca non sono principi «giuridici», allora sembra non possa no essere altro che principi etici o morali, cosicché dobbiamo ri conoscere che il problema «prioritario» sollevato dalla FA è un problema di tipo etico o morale. Dicendo questo non intendiamo affatto sminuire l ’ importanza dei vari problemi «empirici» (cioè psicologici, sociologici, di tecni ca legislativa, ecc.), ma solamente precisare l ’ ordine (e la direzione) in cui i diversi problemi devono essere affrontati: la risposta al problema morale è prioritaria, ma essa non è affatto sufficiente alla soluzione della questione pratica. A tal fine determinanti sono proprio le risposte date ai problemi «empirici»: se «di principio» '(cioè eticamente) la FA è lecita, allora si tratta di sapere se la FA sia psicologicamente accettabile per gli individui coinvolti e/o se essa non crei gravi difficoltà dal punto di vista sociale. Infatti, anche se «di principio» fosse lecita, potrebbero esserci danni «empirici» (cioè di tipo psico-sociale) così seri e devastanti da giustificare una qualche limitazione della pratica o anche il suo divieto. Se invece la FA è «di principio» illecita, allora i pro blemi «empirici» diventano centrali al fine di sapere com ’ è pos sibile distogliere gli individui dal ricorrere a tale tipo di intervento. In questo senso, la soluzione del problema etico è «preliminare» nel senso che indica la direzione cui finalizzare la ricerca empirica, la quale resta indispensabile per dare una risposta finale alla que stione pratica. 4. Avendo sostenuto la priorità del problema etico o morale, è ora necessario precisare la nozione di «etica» o «morale». Questo compito è importante perché, di solito, quando parlano di morale (o di etica), tutti credono di conoscere bene l ’ oggetto di cui par lano, ma poi non lo sanno precisare, rivelando così di non cono scere bene ciò di cui parlano 8 . Per evitare di incorrere in questo pericolo, cominciamo col distinguere due sensi di «morale», e cioè «morale» in senso «meta-morale», e «morale» in senso «nor mativo». Tali sensi corrispondono da una parte ai due contrari di «morale», e cioè rispettivamente a «non-morale» e a «immorale»; e dall ’ altra a due diversi livelli del discorso morale e ai corrispon 234
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