Transizione 1989

nato prevalga sul dovere verso l ’ ordine familiar-riproduttivo. In questo senso Trabucchi nega che quello relativo al rispetto del l ’ ordine familiar-riproduttivo sia un dovere assoluto, e viene ad affermare (sia pure implicitamente) che anch ’ esso è un dovere prima facie, cioè un dovere che ammette eccezioni 40 . Questo punto 10 si desume anche dal fatto che secondo Trabucchi il matrimonio posto alla base dell ’ istituto familiare è fonte di limitazioni e vin coli che «si giustificano proprio in ragione del bene che l ’ istituto assicura: altrimenti si manifesterebbero come un inutile peso» 41 . Poiché ammette la possibilità di un cambiamento in materia (nel caso in cui l ’ istituto non assicuri il bene atteso), tale posizione viene a negare che il rispetto dell ’ ordine familiar-riproduttivo sia ingiunto da un dovere assoluto. È importante riconoscere che la posizione di Trabucchi presup pone che tutti i doveri rilevanti al nostro problema sono doveri prima facie, perché in tal modo possiamo capire meglio l ’ ulteriore problema da affrontare in questa prospettiva. Infatti, quando si ha a che fare con doveri prima facie, il problema principale è quello di individuare una gerarchia dei vari doveri in base alla quale riuscire a risolvere i conflitti. A tal fine sembra indispensa bile un criterio che consenta di stabilire la relativa «forza» dei vari doveri in conflitto, e quindi stabilire un ordine di «precedenze». In questo senso, due sembrano i possibili criteri utili a tale scopo: 11 primo criterio è quello che risolve il conflitto dando la prece denza al dovere che massimizza l ’ interesse individuale, indipen dentemente dalle possibili conseguenze per l ’ interesse pubblico. Questo criterio, quindi, presuppone una qualche versione di indi vidualismo filosofico in cui l ’ interesse del singolo deve sempre prevalere sull ’ interesse pubblico, individualismo che porta dav vero a una concezione individualista della famiglia secondo cui non è consentito chiedere all ’ individuo sacrifici di sorta. Sono possibili versioni diverse di questa concezione a seconda di chi sia l ’ inte resse privato da considerare. Il secondo criterio, invece, risolve il conflitto dando la prece denza al dovere che (nella situazione specifica) massimizza l ’ inte resse pubblico rispetto a quello individuale. Questo secondo cri terio presuppone una concezione «comunitaria» dell ’ uomo, che è visto come essere «sociale», pronto anche a compiere (alcuni) sacrifici per l ’ interesse (superiore) della famiglia e della società. Pertanto, questa concezione dell ’ uomo porta a una «concezione 250

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