Transizione 1989

logicamente sociale». E mentre la «socialità biologica» conseguente al rispetto dell ’ ordine assoluto è indipendente dalle scelte umane, la «socialità psicologica» conseguente al grado di (limitata) bene volenza presente nelle varie circostanze è — proprio perché con nessa alla disponibilità dell ’ uomo — (almeno in parte) dipen dente dalle scelte umane: l ’ uomo ha la facoltà di scegliere se, come e quanto essere «sociale». Va infine ricordato che — sia pure implicitamente e nonostante i vari errori che essa comporta — la prospettiva che afferma il principio della coincidenza presup pone anch ’ essa l ’ idea che il dovere di rispetto dell ’ ordine familiar- riproduttivo sia un dovere prima facie, e quindi va vista come una versione (errata e insostenibile) della concezione prima facie* 5 . La profonda differenza tra la concezione assoluta e quella prima facie diventa ancora più chiara se si considera che nel caso della concezione assoluta le norme del matrimonio non solo vanno se guite sempre, ma anche di per se stesse, cioè indipendentemente dalle conseguenze, mentre nel caso della concezione prima facie esse vanno seguite in quanto producono interesse pubblico (e privato). Pertanto, nel primo caso lo scopo che l ’ uomo deve per seguire (e quindi il fine della vita) è l ’ osservanza della norma as soluta, osservanza che poi può avere o non avere conseguenze benefiche sul piano dell ’ interesse pubblico (e privato). Nell ’ altro caso, invece, la situazione è capovolta, in quanto il fine che l ’ uomo deve perseguire è l ’ interesse pubblico, e la norma prima facie diventa il mezzo che consente di giungere al fine. Il contrasto tra le due concezioni è quindi quanto mai radicale e insanabile, dal momento che il rapporto fini mezzi è sovvertito: ciò che nella concezione assoluta è il fine (l ’ osservanza della norma), nella con cezione prima facie è il mezzo per raggiungere il fine; e ciò che nella prima era l ’ eventuale e contingente effetto derivante dall ’ os servanza della norma (cioè l ’ interesse pubblico o il «bene»), nella seconda diventa il fine da perseguire 46 . Si comprende così perché i fautori della concezione assoluta rimproverino alla concezione prima facie di cedere all ’ edonismo, critica che è perlomeno strana (se non talvolta incomprensibile) dal momento che tale concezione può richiedere — e talvolta ri chiede — sacrifici (anche gravi) ai singoli ove questo sia neces sario per l ’ interesse pubblico, ma che diventa pertinente se si con sidera che in essa il fine ultimo da perseguire è proprio l ’ interesse pubblico (cioè l ’ aumento del benessere, della felicità e dignità 255

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