Transizione 1989

qui stiano oggi i nodi più pesanti del problema sia perché ci tro viamo di fronte a processi di cambiamento e a nuovi scenari di cui non siamo in grado di valutare la portata, sia perché le diverse posizioni culturali, ideali ed etiche esprimono ovviamente, sul terreno dei princìpi, scelte, opzioni e orientamenti tra loro distinti quando, anche, non contrapposti. Questo non solo non esime ma anzi richiede con forza la costru zione di più spazi di dibattito, di ricerca e di confronto, che siano i più ampi possibili, che coinvolgano non solo il mondo della scienza, della cultura e dei servizi ma soprattutto gli uomini e le donne, i cittadini nelle loro diverse componenti; spazi che in quan to tali possano costituire punto di riferimento e di orientamento anche per la regolamentazione della materia, che costituiscano punto di riferimento per la ricerca e la costruzione di un codice etico comune. Riteniamo fondamentale che un terreno così difficile e com plesso non sia lasciato agli addetti ai lavori, non diventi materia di competenze esclusive né venga risolto una volta per sempre ma possa essere tenuto «in tensione» e in relazione con tutta la società. Soprattutto con le donne, che sono, in assoluto, le più investite del problema sia in quanto portatrici di «desiderio» sia in quanto «luogo» di invasività corporea che non può essere cer tamente paragonata a quella maschile. Questa relazione privilegiata col mondo femminile deve poter significare in concreto la possibilità di processi di elaborazione che portino in sé, in modo distinto e non omologato anche il punto di vista delle donne, anche lo spessore scientifico e culturale del pen siero della differenza sessuale. Questa ampiezza del confronto non esclude l ’ esigenza di pensare a spazi peculiari di riflessione che possano identificarsi come labo ratori permanenti di ricerca, di dibattito e di proposte; come mo menti anche di consultazione e di consulenza mirata, senza tut tavia identificarsi come i luoghi e le sedi della delega alle legitti mazioni etiche. Il cercare di collocare secondo criteri di molteplici coordinate il tema della fecondazione artificiale mi dà la possibilità di meglio chiarire il senso di alcune scelte fatte in proposito nel «Progetto- Obiettivo Salute della donna» allegato al secondo Piano sanitario regionale proposto dalla Giunta regionale dell ’ Emilia Romagna per il triennio 1989-1991. 305

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