Transizione 1989

ti vi, legali, religiosi o professionali) e portare alla luce gli aspetti conflittuali, gli interessi, i doveri; — facilitare la comunicazione e aiutare a risolvere i disaccordi determinati da mancanza di informazione o da cattiva compren sione di fatti o principi. Rispetto alla funzione di revisione retrospettiva delle decisioni prese, il Comitato può: — stabilire se le decisioni prese sono state appropriate; — identificare i casi in cui le decisioni sono state inappropriate o controverse, in modo che tali casi in futuro siano gestiti meglio. 3° quesito - Quali sono i possibili svantaggi di un Comitato etico ospedaliero? (cioè che cosa si deve evitare, se possibile) Sostanzialmente, cinque possibili svantaggi sembrano tanto im portanti da richiedere una particolare «sorveglianza» al fine di poterli evitare: — che si violino i diritti e le responsabilità dei medici riguardo all ’ assistenza dei loro pazienti; — che il Comitato agisca per proteggere più gli interessi del l ’ istituzione che dei pazienti; — che il comitato sia «dominato» dai membri di una profes sione o da persone con particolari credenze ideologiche o religiose (inconveniente, peraltro, legato soprattutto a squilibri nella com posizione del comitato stesso); — che le responsabilità decisionali vengano diffuse/disperse ad un punto tale da far sì che più nessuno è responsabile; — infine, che il Comitato espanda la burocrazia ospedaliera e provochi un aumento dei costi, senza dare un contributo signi ficativo. 4° quesito - Chi deve far parte del Comitato Etico Ospedaliero? Da ultimo si è lasciato questo quesito, poiché è probabilmente il più importante. Infatti, più ancora delle regole e dei meccanismi di funzionamento, valgono gli «uomini». In particolare, per quanto concerne la sua composizione, vi è accordo generale circa il fatto che il comitato debba essere interdi 332

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